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La gomma del ponte July 19, 2007

Posted by Luca Marchetti in Friends, Holiday, New York, USA.
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Colazione in America non è propriamente salutare (french toast e patatine sembrano un classico del breakfast da queste parti) e l’italiano all’estero trova difficile far accettare al proprio stomaco un litro di caffè come l’equivalente in caffeina di un nostro expresso.
Qualcuno si rifocilla da Starbucks, nota catena di caffè sparsi in tutto il mondo, giusto per trovare un cappuccino senza troppoe pretese.

Dopo una mattina in libertà, ci riuniamo per una gita sul battello.
Un simpatico omino (beh, manco tanto, diciamo omone) in uniforme marina ci accoglie e ci intrattiene durante la traversata intorno a Manhattan.
Lo skyline di giorno perde il confronto con quello di notte, ma nondimeno (nonstante la pioggia, a tratti battente) possiamo ammirare la donna di ferro, l’icona dell’America: la statua della libertà.
Forse qualcuno sa che dopo l’11 Settembre non si può più visitarla al suo interno, noi ci accontentiamo di passarle accanto col battello.

L’omone di prima, snocciola aneddoti su questo o quell’edificio, e l’Empire State Building scivola via lungo la nostra vista.
Lo sapevate che le gomme da maticare “Brooklyn” qui non le conoscono nemmeno?
Come un pioniere pone la sua bandiera su una cima inviolata, è con orgoglio che riesco a farmi fare una foto con le famose gomme e l’ancora più famoso ponte sullo sfondo. Lo so è non è una foto che passerà alla storia, ma volete mettere che soddisfazione? E pensate che le ho richieste apposta dall’Italia (per non parlare del fatto che purtroppo un pacchetto si perde nelle acque newyorkesi e che Roberta quasi buttava la sua macchinetta, e tutto per una foto)!

Ma noi non ci accontentiamo di vedere l’Empire solo da così lontano. Il giorno prima avevamo prenotato i biglietti, e puntuali, nel momento del tramonto eccoci sull’edificio più alto della città, a rimirare la Mela dall’alto. Le luci dei palazzi che si accendono, il tramonto che colora con i suoi toni di arancio, blu e violetto il paesaggio, non è uno spettacolo bellissimo?

Qualcuno dice che non si può venire a New York e non asocltare un po’ di jazz.
Trovato un localino, nel solito West Village, ci riposiamo dalla lunga giornata, sorseggiando un cocktail, mentre le note di un complesso jazz ci fanno compagnia.
Non sono propriamente un estimatore, ma decisamente è una serata gradevole, sebbene sia un po’ strano vedere cantare sulle note del piano e del contabbasso una cantante dagli occhi a mandorla.

Ma New York è anche questo, un crogiuolo di asiatici, africani, europei e sudamericani, il vero melting pot di razze culture tradizioni.

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