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Manhattan Downtown July 18, 2007

Posted by Luca Marchetti in Friends, Holiday, Italy, New York, USA.
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Se foste un italiano in vacanza quale sarebbe il primo posto che visitereste di New York? Ma è ovvio, Little Italy!

Il 18 Luglio abbiamo giusto il tempo di riposare qualche ora che siamo subito pronti per partire alla scoperta di questa gigantesca città. Destinazione: la patria degli italiani all’estero.

Non si pensi che la scelta sia dovuta a questioni di patriottismo o altro, da qualche parte si deve pur iniziare e partire da qui ci permette anche di
visitare la famosissima Chinatown.
Un cartello tricolore con un bel “Welcome to Little Italy”, ci da il benvenuto in questo tripudio di verde, bianco e rosso. Qui persino gli idranti hanno i colori dell’Italia e in ogni dove si trovano ristoranti, caffè, pasticcerie italiani. Quasi non sembra di stare all’estero!

Per calarci ancora di più nella parte dell’italiano in vacanza, ci mangiamo una pizza in una delle tante pizzerie presenti, ben consci però di non doverla paragonare a quelle nostrane: all’estero non bisogna fare l’errore di cercare il gusto che si trova in terra natia.

Anche Chinatown sembra una zona a sè. Mentre in Little Italy solo raramente si sente qualche parola italica, qui sembra sul serio di essere in un quartiere cinese. Nessuno parla inglese e si sente solo il chiacchiericcio sincopato della lingua mandarina.
Persino i commessi fanno un po’ di fatica a parlare inglese!

Famosa in tutto il mondo per essere una delle borse più importanti, Wall Street alle sei del pomeriggio è piena di uomini d’affari che smettono la giacca e la cravatta e si rilassano in uno dei tanti bar presenti in zona.
Questo è il luogo dove girano gli interessi di un po’ tutto il mondo, compresi noi inconsapevoli che invece vediamo solo una facciata di finte colonne greche.
Immancabile la foto con il famoso toro che carica di Wall Street, simbolo reale dell’effimero potere del mondo finanziario.

Raggiungere Ground Zero si rivela un cammino pieno di attesa. Da Wall Street è una breve camminata, ma ad ogni passo cresce l’ansia di scoprire finalmente il teatro di un’immane tragedia americana.
Il primo impatto con il grande vuoto è di assoluto timore: nonè facile capacitarsi di cosa deve essere stato il 9/11. Il memoriale dei caduti ricorda
ogni singolo nome che è stato travolto da questo atto barbaro di inciviltà.
E’ impossibile non provare un senso di profondo cordoglio per un paese che ha subito un così grave lutto.
Al cordoglio però ben presto si aggiunge un’indicibile tristezza: il pensiero vola a tutto ciò che è stato scatenato in nome di una vendetta mascherata da giustizia. Le migliaia di morti in Afghanistan, quelle in Iraq, donne e bambini,
giovani e anziani, soldati e terroristi, non si riesce a capire il motivo di tanta sofferenza. Dall’uno e dall’altro lato c’è solo una voglia disperata di
annientare il nemico.
Nel nome di una fede religiosa o di un credo politico, niente giustifica questo interminabile massacro.

Pensierosi, e un po’ tristi, ci dirigiamo nel West Village, per gustare una cena messicana degna di nota, prima di tuffarci nelle luci colorate di Times Square. Questa, che in realtà piazza non è, illumina la notte già a qualche blocco (l’equivalente dell’isolato da noi) di distanza e lo spettacolo che ci accoglie quando ormai arriviamo al centro di tutto è mozzafiato.
Migliaia di insegne al neon da rivaleggiare con una città giapponese. Un formicolio di gente che vaga, senza null’altro scopo che calpestare l’asfalto.
Bolidi giallo-arancio che sfrecciano incuranti di possibili ostacoli sulla strada: scopriremo poi che sono dei taxi, i famosissimi taxi newyorkesi.

Se vi venisse fame in italia, probabilmente proporreste una rinomata spaghettata di mezzanotte. Qui gli spaghetti son complicati, molto meglio un sanissimo hamburger, o un hot dog (che dopotutto sono niente male).
E quindi chiudiamo in bellezza questa serata a uno dei tantissimi McDonald disseminati per la città. Riuscite a immaginare una conclusione migliore per una giornata americana?

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