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Atlanta! June 30, 2007

Posted by Luca Marchetti in Friends, Holiday, RoboCup, USA.
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Dopo quasi 20 ore di volo, quasi non ci sembrava vero. Eppure finalmente siamo negli States!

Welcome To Atlanta!

Il viaggio è stata quasi un’odissea, tra preparativi vari dell’ultimo momento, alzate mattutine, che anche il gallo ci chiede “ma non è presto?!?”, qualche piccolo intoppo ai vari controlli all’aeroporto, ma alla fine siamo pronti per iniziare la nostra avventura americana.

Ore 5.45: appuntamento all’aeroporto di Roma. Valigia, bagaglio a mano, passaporto, robot, skatolotto (il nostro repository cvs “portabile”), cavi di rete, borse piene di ciabatte, prolunge, oggetti elettrici non meglio identificati, cacciaviti (che non si portano sull’aereo), palle arancioni e un numero non ben precisato di moduli compilati o da compilare. Armati di tutto punto ci incontriamo davanti al check-in dell’aereo.
Primo problema: imbarcare le nostre valigie. “Ragazzi vi ricordo che a Londra si può portare un bagaglio a mano soltanto”. “Ma dai vuoi che ci facciano storie, abbiamo solo un borsa con portatile ciascuno, più due borse di AIBO, più borsa con skatolotto, più tubo con i poster, più borse da passeggio (solo le donne)…”

Ore 8. Spavaldi dopo l’imbarco ce la prendiamo comoda e andiamo a fare colazione. L’aereo per Londra parte con 1 ora di ritardo e la British Airways gentilmente ci offre la nostra ultima colazione italiana (almeno fino al ritorno dalla RoboCup!).
Il volo fino a Gatwick fila liscio. Un abbiocco generale serpeggia tra i nostri eroi, e chi più chi meno ci si accoccola sul sedile, cercando di integrare quelle due ore di sonno della serata precedente, sgranocchiando improbabili salatini innaffiati di succo di arancia.
Ignari di cosa li avrebbe aspettati.

Ore 10.45 (più o meno, ma non chiedetemi di quale fuso…): sbarco a Gatwick. “Dai ragazzi che tra un’ora ci parte il volo”. La fila per i controlli passaporti e bagaglio a mano è lunga, meglio sarebbe sbrigarsi. “Si ricorda ai gentili viaggiatori in transito nell’aeroporto di Gatwick che non è possibile trasportare esplosivi, materiale radioattivo, gas, liquidi oltre 100ml, agenti patogeni, confezioni di viagra (tanto in America costa poco). I bagagli in eccessi verranno eventualmente distrutti”.
Qualcuno, memore degli avvertimenti a Roma, si ricorda del bagaglio a mano. “Piero e Matteo, cercate di nascondere la borsa dell’Aibo dentro le mutande” “Ma io non ce l’ho pulite!” “Vabbè, fate i vaghi, sennò vi fermano…”
Destino vuole che tutti gli altri siano già passati. Un po’ di ansia accompagna il passaggio di Piero. Bene nulla di strano, e un respiro di sollievo si leva dagli astanti in attesa. Ora tocca solo a Matteo, ti pare che con quella faccia da terrorista lo bloccano? Ebbene sì! “Lei c’ha due bagagli a mano, uno lo deve imbarcare.” “Ma come lui è passato e perchè io no?” “Non può, punto.”
Qualcuno comincia a preoccuparsi. Mancano 25 minuti alla chiusura del gate. Matteo prova a fare il vago, si infila nell’altra fila, il tipo lo rincorre (“Lo devi da imbarca’!”). Alla fine decide di smistare il suo zaino e mette tutto zippato nell’altra borsa. Prova a rifare la fila per darci il suo zaino, così lo infiliamo nei nostri “No no deve imbarcarlo” “Ma i miei amici sono lì lo mettono loro via” “Non mi interessa” “Ma è vuoto” “Non fa nulla”.
Impossibilitato a comunicare con il resto del gruppo, si rassegna e sconsolato imbarca uno zaino vuoto.

Zip -c 9

Ma i minuti sono contati. Mancano appena 10 minuti alla chiusura perentoria del gate, e i cartelli dicono che ce ne vogliono 15. I restanti del gruppo (gli altri stanno bloccando sdraiati sulla pista di decollo l’aereo), si involano in uno scatto degno di Carl Lewis, qualcuno opportunamente zavorrato di 5 chili di Aibo. Alla fine riescono a imbarcarsi, e aspettano un’altra mezz’oretta prima di partire (“Ma chi è quel c**e che ha imbarcato uno zaino VUOTO!?!?!”).

Ore ????. Tutti ormai sono stremati e tentano di recuperare le forze. C’è chi si addormenta con le prodigiose mascherine “Dolci sogni”, fornite dalla BA, chi prova ad installare un giochetto di strategia, per prepararsi agli impegni robocuppiani, chi legge un libro, chi smanetta introducendo qualche nuovo bug nel codice, chi si cimenta in opere di traduzione dal sanscrito moderno.
Qualcuno più semplicemente si accoccola sul sedile o sul compagno di turno e tenta di non preoccuparsi troppo del domani.

Ore 17.30. Finalmente si sbarca. Tutto sommato il volo non è stato male, a tratti le turbolenze ricordavano che non eravamo semplicemente rinchiusi dentro un scatola di ferro e basta.
Ritiro bagagli, controllo della dogana (“Il sottoscritto dichiara che gli AIBO non ce li vendiamo in America”), reimbarco bagagli (“ma noi dobbiamo fermarci qui” “Chissenefrega, dobbiamo controllare che durante il volo non abbiate fabbricato un qualche ordigno esplosivo” “Ma siamo ingegneri, mica MacGyver!!!!”), metro per raggiungere finalmente l’uscita (“solo 2km più in là”), attesa per l’arrivo dei bagagli, cerca un taxi, magari c’è lo shuttle, e che dobbiamo andare nello spazio, ma no quello per l’hotel, ok sono 30 min. di attesa oppure 4 $ a capoccia, ok aspetto 30 min., carica sullo shuttle, livello di compressione 9, decomprimi passeggeri, checkin in albergo/motel/non_so_come_descriverlo, abbassa l’aria condizionata che sennò non mi sbrino, cena.

La nostra prima cena americana non poteva che essere nel fast food adiacente il motel. “8 cocacola, 1 DrPepper, 1 succo d’arancia, 5 doppio cheesburger (“come scusa?” “D-O-P-P-I-O C-H-E-E-S-E-B-U-R-G-E-R” “Ah ok un semplice hamburger”), gamberetti alla piastra fritti nel burro, 3 baconburger, qualche piatto di patatine fritte e un hamburger alla soia grazie”.

Double Cheeseburger

Il nostro fegato ringrazia commosso.

Ore 23 (ora locale). I più arzilli si riuniscono davanti una pinta di birra dentro un vero-finto Irish-pub. I più stremati si abbandonano ai piaceri di un letto a una piazza e mezzo ed entrano in un coma profondo nel giro di un nanosecondo.

Dopotutto un po’ di sano dormire ci vuole…

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Comments»

1. Paolo, colui che appare in laboratorio - July 1, 2007

Ahahha mitico, luca!
Hai un fututro da narratore tragi-comico.
Dai ragazzi, questo è solo l’inizio, il vero problema in america è il cibo.Se mangiate fuori e non volete spendere centinaia di dollari allora trovere solo alimenti all’80% fatti di grassi e zuccheri…
Teneteci aggiornati, forza S.P.Q.R conquistate Atlanta…anche perchè se no la sigla cambia significato: Se Perdiamo Qui Rimaniamo….
Ciao a presto
Un abbraccio
Paolo

2. Sumomo-chan - July 2, 2007

Ci mancavano queste tue narrazioni da ora_che_ci_penso_potrei_anche_scriverci_un_libro XD
Ho avuto la sfortuna di leggere solo oggi (o forse c’hai messo lo zampino che noi come admin del blog conosciamo? ihihih tranqui non lo dico a nessuno)
Meno male che scrivi in italiano, non ce la facevo a tradurre tutto dall’inglese a mamma e papà, sarebbe stato uno stress troppo forte per me!
Rettifico solo una cosa su quello che hai scritto, sbaglio o hai detto appena ieri al telefono che vi siete pappati una bella lasagna con le melanzane fatte dalle due cuoche che avete l’onore di ospitare lì con voi? Alias Francesca e Maria? Allora non ve la passate niente male 🙂
Cmq, dall’Italia tutto bene.
Ti aspettiamo a braccia aperte!
See you later!!!


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